venerdì 27 marzo 2009

Risotto

Credo che a 32 anni uno dovrebbe come minimo aver cucinato almeno una volta il risotto. Perlomento se vieni dal Belpaese, dove tale pietanza e' solo uno dei tanti esempi di grande cultura culinaria. La mia "prima volta" e' collegata al desiderio di stupire la persona che ho invitato a cena un mesetto fa. Confesso che, tra i fornelli, non sono proprio quello che verrebbe definito un ottimo rappresentante dell'arte culinaria italica, pero' tutto sommato qualche gene (paterno) devo averlo ereditato ecchediamine, e poi che ci vorra', tanto c'e' il ricettario virtuale che mi dara' senz'altro una mano.
Una vaga idea di come affrontare la sfida in realta' l'avevo: riso carnaroli o arborio (che si trova anche qui sebbene a fatica), un soffritto, un po' di brodo, rosolare i chicchi eccetera. Tuttavia ho optato per la "telefonata a casa" per essere un po' piu' confidente prima di infilarmi il brembiule. La telefonata a casa equivale ad internet. Non avendo brillanti idee circa la stringa da digitare nella barra degli indirizzi di Firefox, mi affido a Wikipedia. Digito dunque la parlola "risotto" (che fantasia..).
Wikipedia, evidentemente, mi conosce. Sa i miei gusti. La pagina con tanto di foto di cremosi piatti e di dettagliate descrizioni e' aperta sullo schermo MA la prima riga che leggo in cima alla pagina e' "For the album by British electronica group Fluke, see Risotto (album)."
Ora.
Sono certo che se Wikipedia fosse, per dire, un oracolo, un gugu in carne ed ossa, ecco, se davvero fosse una persona, sono sicurissimo che mi avrebbe fatto l'occhiolino. Wikipedia mi ha fatto l'occhilino. Wikipedia mi dice "ecco, caro cuoco novizio, qui ci sono le ricette per il risotto, ma se per caso stavi cercando informazioni sull'album dei Fluke,gruppo britannico di musica elettronica, allora clicca qui". Occhiolino. Wikipedia mi conosce, sa che posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni. Ovviamante, istintivamente, clicco sul link, e lascio nella cache del pc i fumanti e cremosi primi piatti.
Dei Fluke non avevo mai sentito parlare prima.

Pero'.
La traccia Atom Bomb in realta' la riconosco al primo ascolto. Era il 1997. 12 anni fa. All'epoca usavo ascoltare il programma radiofonico "B side" su Radio DJ e la voce calda di Alessio Bertallot. Erano gli anni della mia infatuazione per la musica elettronica.
A volte registravo su nastro alcune sessioni, e nel 1997 riuscii a catturare Atom Bomb (insieme a tante altre canzoni delle quali non sono mai riuscito a reperire informazioni sostanziali - per esempio autore o titolo). Per 12 lunghi anni quella traccia e' rimasta nella mia, di memoria cache. Un cena - una ricetta - Wikipedia - musica - un ricordo lungo 12 anni.
Buon appetito.


lunedì 9 marzo 2009

2008 (Parte II)

Adult - Why Bother?
Aphex Twin - Drukqs
Autechre - Quarstice
Biffy Clyro - Puzzle
Bloc Party - A Weekend In The City
Boards Of Canada - Music Has The Right To Children
British Sea Power - Do You Like Rock Music
Built To Spill - You In Reverse
Burial - Untune
Calexico - Carried To Dust
Cansei De Ser Sexy - Donkey
Damien Rice - 9
Darude - Before The Storm
Death Cab For Cutie - Narrow Stairs
Death From Above 1979 - Romance Bloody Romance
Dido - Safe Trip Home
Does It Offend You, Yeah? - You Have No Idea What You're Getting Yourself Into
Dragonette - Galore
Editors - An End Has A Start
Elastica - Elastica
Elbow - The Seldom Seen Kid
Electric Six - Flashy
Ellen Allien - Orchestra Of Bubble
Flaming Lips - Yoshimi Battles The Pink Robots
Fluke - Risotto
Foals - Antidotes
Franz Ferdinand - Tonight: Franz Ferdinand
Freezepop - Fancy Ultra Fresh
Glasvegas - Glasvegas
Groove Armada - Vertigo
Hard-Fi - Once Upon A Time
Hercules And Love Affair - Hercules And Love Affair
Hot Chip - the Warning
Interpol - Our Love To Admire
James Blunt - All The Lost Souls
Jestofunk - Seventy Miles From Philadelphia
Justice - Cross
Kaiser Chiefs - Off With Their Heads
Kings Of Leon - Only By The Night
Kraftwerk - Tour De France
Lady Gaga - The Fame
Ladytron - Velocifero
Late Of The Pier - Fantasy Black Channel
Les Rythmes Digitales - Darkdancer
Gossip - Standing In A Way Of Control
M Ward - Post War
Matthew Dear - Asa Breed
Metric - Grow Up And Blow Away
Metro Area - Metro Area
Metronomy - Nights Out
Mew - Frengers
MGMT - Oracular Spectacular
Miss Kittin - Batbox
Moving Units - Dangerous Dreams
MSTKRFT - The Looks
Of Montreal - Skeletan Lamping
Okervill River - The Stages Names
Panda - Amantes Sunt Amentes
Pendulum - In Silicio
Pink Martini - Hey Eugene!
PJ Harvey - White Chalk
Placebo - Meds
Portishead - Third
Ratatat - Ratatat
Razorlight - Razorlight
Snow Patrol - A Hundred Million Suns
Soho Dolls - Ribbed Music For The Numb Generation
Soulwax - Nite Versions
Syntax - Meccano Mind
The Killers - Day & Age
The Knife - Deep Cuts
The Last Shadow Puppets - The Age Of Understatement
The National - Sad Songs For Dirty Lovers
The New Amsterdams - At The Foot On My Rival Reissue
The Pigeon Detectives - Emergency
The Rapture - Echoes
The Raveonettes - Whip It On
The Tings Tings - We Stated Nothing
This Will Destroy You - This Will Destroy You
Tori Amos - Under The Pink
TV On The Radio - Dear Science
Unkle - Where The Wild Things Are
Yeah Yeah Yeahs - Yeah Yeah Yeahs


mercoledì 4 marzo 2009


I might have been a singer
who sailed around the world
a gambler who wins millions
and spent it all on girls.
I might have been a poet
who walked upon the moon
a scientist who'd tell the world
I'd discovered something new.
I might have loved a king
and been the one to end a war.
A criminal who drinks champagne
and never could be caught.
But among your books, among your clothes
among your noise and fuss,
I've let it go.
I can stop and catch my breath
and look no further for happiness
I will not turn again
cos my heart has found its home.
Everyone I'll never meet
and the friends I won't now make
the adventures that there could have been
and the risks I'll never take.
But among your books, among your clothes
among your noise and fuss,
I've let it go.

I can stop and catch my breath
and look no further for happiness
and I will not turn again
cos my heart has found its home.

mercoledì 18 febbraio 2009

Oggi

Aisha e’ stanca.
Aisha e’ in macchina, sta andando al lavoro. La musica suona piu’ forte delle altre mattine, l’electrodrum, oggi, le fa vibrare il petto, additivo artificiale alla naturale pulsazione.
Scruta il cielo grigio di questa mattina attraverso i suoi occhiali scuri e con uno sguardo serio. Un gabbiano vola alto, chissa’ com’è il mondo visto da lassu’.
Aisha non ha sparecchiato la tavola ieri sera. È tutto rimasto cosi’, i bicchieri ancora umidi di Blanc de Blancs comprato per due soldi al negozio sotto casa. Il tovagliolo dove labbra umide hanno lasciato sorrisi storpi. Le candele ancora calde, dove sguardi hanno sostato brevemente prima di riprendere a incorciarsi intensi.
Non aveva voglia di elimare subito i segni, è un po’ come lasciare che, oggi, il ricordo sfumi piano piano, senza fretta, senza forzature.
A dire il vero lei, Aisha, non ha voglia di fare molte cose, oggi. È stanca.
Vorrebbe, oggi, essere da un altra parte. Oggi, è come se non fosse vissuta. Una non-giornata per liberarsi, ogni tanto. Liberarsi dalle emozioni. Non sentire nulla, per un giorno solo, non chiedo tanto, un giorno soltanto.
E poi, domani, saro’ di nuovo in pista, giuro. Saro' di nuovo ebbra di facce, situazioni e sensazioni immediate e superficiali, Tanto oramai ci siamo abituati.
Aisha, oggi, pensa che questo, a volte, sia un buffo mondo.
Aisha, oggi, è convinta che lei stia solo cercando qualcuno cui dedicare le proprie attenzioni. Niente altro. Possibile che sia cosi’ difficile. E’ gratis, non chiede nulla in cambio. Solo poter dare affetto e amare. Tutto qui. Ma non trova nessuno. In un mondo governato dal concetto del possesso, dove tutto ha un prezzo, qualcuno cerca di regalare il proprio sentimento, ma nessuno pare essere interessato.
Curioso, buffo, vecchio mondo.

sabato 31 gennaio 2009

Un venerdi' sera

Se mi avessero fermato sarei andato diretto in galera senza passare dal via. La polizia, dico. Se mi avessero fermato e mi avessero fatto il controllo mi avrebbero sbattuto sbattuto in gattabuia per almeno una notte. E invece, ancora una volta, mi e' andata liscia. La cena al Senor Pacos mi ha garantito un grado etilico nel sangue tale da apprezzare dettagli che altrimenti sarebbero passati inosservati. Il problema e' che in questo risotrante messicano servono l'alcol (cosa che succede solo nel quartiere di Adlya, in gran parte) e quindi ti portano caraffe di Margarita e te la versano nel bicchiere come se fosse acqua. Chiaro che uno esce storto dal ristorante.
Pero' usicre storto da un locale nel Middle East non e' esattamente come uscire storto da un qualsiasi altro locale europeo o altro. Qui devi dare una parvenza di sobrieta', sempre e comunque.

Comunque.

La serata e' proseguita al Tabu. Una discoteca normale. Con musica unz-unz. Niente di straordinario a livello musicale ma comunque non ci si puo' lamentare, visto il luogo. Alle 2.58 la musica smette e le luci si accendono e il locale chiude perche' cosi' ha deciso il Re, Hamad bin Isa Al Khalifa.
Soprattutto dopo il giro di vite in virtu' delle troppe liberta' che erano state concesse. Tipo la liberta' di stampa e di opinione - da qualche giorno sono diversi i siti che sono stati bannati dal Governo a causa di " publication of prohibited content" (vedi qui) ma questo e' anche per un altro motivo (le manifestazioni di protesta degli Sciiti delle quali non ho la minima intenzione di parlare in questa sede).
Comunque.
Sono i Death From Above 1979 a farmi compagnia durante il viaggio di rientro a casa (tipo 1000 metri dalla discoteca, una dei vantaggi del vivere in the Kingdom of tiny Bahrain). Blood On Our Hands e' la geniale traccia che sento a palla tanto che non apprezzo neanche il rumore della mia Yaris.
E in questo momento che rifletto sul supremo stato che sto vivendo. Ciucco come un cammello, mi rendo conto di essere nel Kingdom of Bahrain. Vivo qui da ormai un anno. Da non crederci. Se me l'avesso detto un anno e mezzo fa ci avrei fatto una risata sopra. E invece ora sono qui. Pazzesco di quanto la vita ti possa stupire. Amo questa sensazione. Tanto piu' ora. Felice come un pazzo.
Vedo luci azzurre lampeggiare all'ingresso del mio quartiere, Juffair, ma per fortuna la poliza non mi ferma. Alrimenti sarei finito diretto in galera almeno per una notte. Fanculo la foto che per una volta ometto di pubblicare insieme al post.

sabato 10 gennaio 2009

2008 (Parte I)

Lisa, Craig, Oz, Daniel, Dalal, Yvonne, Simon, Emre, Eddie, Majdi, Graeme, Carmel, Graeme, John, Andrew, Ranjan, Ivan, Lidvina, Anna, Loredana, Brezo, Luigi, Sally, Sabrina, Patrick, Andrew, Paolo, Diana, Paola, Lorela, Jeane, Sudanshu, Paul, Janet, Bredo, John, Alan, Alex, Keane, Mike, Amira, Aicha, Anka, Bassam, Brian, Gordon, Russell, Martin, Charlotte, Damon, Anna, David, Enda, Francesca, Hyian, Jorien, Simi, Mohammed, Julian, Tim, Leo, Maryam, Alex, Mauro, Maura, Andrew, Lisa, Magda, Marek, Mike, Mirna, Omar, Pepe, Raju, Sahar, Thomas, Vinu, Vimlesh, Andre', Ivan, Hamida, Hussain, May, Sadiq, Sharique, Heba, Shadi, Thamer, Justine, Bob, Anil, Mani, Nicola, Jan, John, Jonathan, Chandra, Vinod, Lidvina...

lunedì 17 novembre 2008

Sospiro

Se n'e’ andata cosi’, in una normale mattina di settembre, con quella consueta discrezione per la quale si è fatta amare molto. Era freddo. Il pavimento era freddo e il suo mento vi era appoggiato. Gli occhi socchiusi, chissa’ a cosa stava pensando. Un sospiro.
Forse pensava a quello che in questi anni aveva fatto. E di cose da raccontare ne avrebbe. Forse pensava alla sua famiglia. Forse non pensava. Forse pensava a me. Un sospiro.


C’è silenzio, in giro. Fuori un alito di vento smuove i rami del grande albero sull’angolo del giardino. Le foglie fanno fru fru e il suo orecchio si muove come una parabola in rotazione per captare meglio il segnale. La sua pupilla si dilata. Ma è solo una foglia che si muove. Non c’è nessuno, in giro. Non c’e ‘ la sua famiglia. Nessuno verra’. Non piu’. Un sospiro.
Sheeba è fuori. Sheeba non sa. O forse si’, l’ha capito. Gli animali hanno una sensibilita’ che gli umani si sognano. Sheeba compagna – forzata – degli ultimi anni, dell’ultimo soggiorno lontano dalla civilta’. Un ambiente piu’ vicino ad una dimensione piu’ umana. Piu’ naturale. Un sospiro.
Lo sguardo di una persona, il mio sguardo da padre, da persona che si prende cura di te. Forse il mio sguardo da amante, ma di un amore non umano. O forse troppo umano. I miei occhi che incrociano i suoi. I nostri occhi parlano, certmente meglio di quello che possa fare la mia bocca. Un sospiro.
La prendo in braccio e sto fermo. Non la accarezzo. Non la muovo. Le faccio soltanto vedere il mondo da un altro punto di vista. Non dico una parola. Non serve. Un sospiro.
Lei si guarda intorno. Curiosa. Io la amo. Poi la appoggio sullo scaffale. Cosi’ puo’ vedede il suo mondo dal suo cielo quanto le pare. Poi, quando si stufa, mi chiama. E io la prendo e, sempre senza dire ne’ fare nulla di piu’ di quello che mi è richiesto, la appoggio per terra, con delicatezza. Un sospiro.
Fa freddo, fuori e dentro. Il pavimento è freddo come queste lacrime, dolci come il miele e sincere come i suoi occhi verdi. Un sospiro.


Mi sono sempre chiesto cosa succede quando l’anima se ne sta per andare. C’è un contributo volontario nel processo? Voglio dire, hai modo di decidere tu quando è il momento? Magari non sei ancora pronto, vorresti assaporare ancora questo silenzio, vorresti ancora respirare questa aria, riempirti i polmoni, metti caso che un po’ d’aria ti possa servire, di la’. E allora dici no, non ancora, fammi restare qui ancora un po’. Magari qualcuno torna, e mi fa ancora una carezza, e mi guarda negli occhi. Magari qualcuno torna e mi ama ancora per un po’. Non chiedo tanto, solo un pochino... Secondo me arriva un punto in cui lasci. Ti lasci andare. Dici ok. Do il consenso, sono d’accordo. E allora vai. Un sospiro.

Ma chissa’ se fa male, chissa’ se è doloroso. Forse fa male da morire, ma non un dolore fisico, una sorta di tristezza, di abbandono, di sconfitta. Un dolore silenzioso. Il cuore che ti si stringe. Oppure è dolce. Magari sei anestetizzato, sei parzialmente assente, sei stordito. E non senti nulla. Non provi nulla. Ed è dolce come una carezza sul suo lungo pelo grigio, morbida come la mano amica che ti ha curato e ti ha nutrito per questi 13 anni. Un sospiro.

Non riesco tolgiermi dalla testa il freddo. Un pensiero che mi tormenta. Fa freddo, ora. Il pavimento è freddo, e lei è fredda. Potrei raccoglierla, e stringerla al mio petto, tra le mia braccia per donarle un po’ di calore, ma resterebbe fredda. Fa impazzire il sapere di non riuscire a scaldarla, a trasmetterle calore. Rimane fredda. E non c’è niente che possa fare. Un sospiro.Chissa’ se mi pensava. Se n’è andata cosi’, da sola, fredda. Un sospiro. L’ultimo.