venerdì 1 giugno 2007
VLC
domenica 27 maggio 2007
Slava
Mstislav si avvicina con passo incerto. Fa fatica è chiaro, si vede. Cammina a stento, tiene una sedia in mano, anzi si può dire che quasi la trascina. Una volta arrivato appoggia la sedia per terra. Con calma. Si ferma un attimo per riprendersi. Si appoggia con le mani sullo schinale. Respira. Poi si volta e si allontana. La gente lo segue con lo sguardo. Poi guardano tutti la sedia. Mstislav si perde tra la folla, ma poi riappare. Questa volta trascina una grande custodia nera. Ha una stringa delle scarpe slacciata, Mstislav. Si siede sulla sedia, la grande custodia nera ora è appoggiata per terra di fianco a lui. Prende un respiro. Si china apre la custodia e ne tira fuori un violoncello di ebano mai visto prima. Prende l’archetto. Richiude la custodia con un piede. La gente si avvicina, da dietro spingono. Si sentono le voci degli altri in lontananza, qualcuno canta, qualcuno ride, qualcuno lancia dei fuochi artificiali. Mstislav si concentra, appoggia il manico sulla spalla sinistra, alza in mento due o tre volte per trovare la posizione più comoda. mano sinistra sui tasti, braccio destro che fa un giro largo per avvicinarsi allo strumento e appoggiare l’archetto alle corde. Immobile con l’archetto sulle corde, Mstislav pensa. Mstislav sogna. Mstislav corre come correrebbe un bambino in un campo di grano alla fine dell'inverno. La gente trattiene il fiato. Poi inizia. Bach. Bach resuscita in questo preciso istante e risorge dalle corde del violoncello suonato da Mstislav “Slava” Rostropovic. Crome si susseguono a ritmo cadenzato, gighe e fughe agitano il braccio destro di Mstislav e le dita della mano sinistra di Mstislav. É un segno di libertà. É un segno di pace. Bach ambasciatore di uguaglianza. L’ undici novembre 1989 il più grande violoncellista dei nostri tempi suonava Bach davanti al muro di Berlino, che stava per essere abbattuto sotto le sue note. Гудби, Slava.lunedì 7 maggio 2007
Occhi
Se sei fortunato trovi posto in prima fila. Se sei fortunato. Oppure se sei sfortunato. Dipende dai punti di vista. Per qualcuno è il posto migliore che ci sia su un aereo, tanto spazio per distendere le gambe. Per altri è un via vai di gente che ti fa venire il nervoso. Gente che sosta a un metro da te prima di andare in bagno. Gente con uno strano camice che imbastisce banchetti o bancarelle improvvisate. Gente che si spara tutto il corridoio per arrivare in fondo e chiedere «Scusi a che ora arriviamo?» o altre stupidaggini del genere. Una volta mi sono beccato un passeggero entrato nel bagno con la mano sul ventre con un imbarazzo tale da liberare nell’aere qualche germe con spiccata attività anaerobica (oltre che con particolare attitudine alla diffusione) arrivando fino alle prime file. Al che, rivolgendomi verso il mio temporaneo compagno di viaggio dissi «This oughtta be english food. Italian food would smell much better…». Lui – britishman, of course - mi rispose con un sorriso imbarazzato. Comunque. Volevo dire. Se ti capita di stare in prima fila e vuoi passartela un po’. Prova a concentrarti sulle due hostess. In particolare quando sono costrette a sedersi di fronte a te durante il decollo e durante l’atterraggio. Di solito sono una senior e una junior. L’ultima volta le mie amiche di viaggio si chiamavano Ulrike – la senior - e Ana – la junior. Ana aveva i tratti somatici tipo indiani. Molto giovane, forse 20. Con un rossetto rosso fuoco decisamente fuori luogo. Un po’ sfigata, a dirla tutta, con i collant troppo grandi per lei. Ma per questo simpatica. L’altra – Ulrike – aveva l’aspetto teutonico. Occhi azzurri, bruttina, un po’ antipatica – e certo il suo nome non l’aiutava. Sedute di fronte a me la senior parlava alla junior. Ana ascoltava e annuiva. Guardava fuori e annuiva. Incrociava il mio sguardo e guardava fuori. Ulrike parlava come se si stesse rivolgendo allo specchio. Tu scegline una. Fissala negli occhi. Perchemmai dovresti guardare il quadro con la cornetta del telefono sulla parete alle loro spalle, oppure lo scaldavivande nell’angolo opposto, oppure il tastierino con 5 cifre sulla porta di accesso alla cabina di pilotaggio quando puoi divertirti giocando e guardando diritto negli occhi una persona che con ogni probabilità non rivedrai mai più? Di solito il primo incrocio di sguardi passa più o meno liscio. Ma se tu insisti e i suoi occhi sorprendono ancora una volta i tuoi, allora il gioco ha inizio. Nella maggior parte dei casi l’altra persona cercherà di fissare un punto vicino alla tua testa, in modo da dare l’impressione di accettare la sfida anche se in realtà sta solo guardando il finestrino accanto a te, per dire. Per farti capire «Guarda che ti tengo d’occhio…». Si aspetta naturalmente che tu inizi a dedicarti al libro che tieni stretto tra le mani, oppure che tu cada tra le braccia di Morfeo. E invece. Invece fai un giro dell’abitacolo fissi tre o quattro punti decisamente inutili. Guardi l’orologio con il barometro che passa da 1014 – a terra - a 780 – a diecimila metri - millibar e pensi che 230 millibar di differenza di pressione in 15 minuti non sono male. E poi, come un’ ape sul suo fiore preferito, ritorni a posarti su di lei. E allora lei non può fare altro – morsa dalla curiosità – di vedere se la stai guardando ancora. E tre. Se tu avessi pietà, ora potresti anche smetterla. Se lei fosse davvero fortunata, si spegnerebbe il segnale delle cinture allacciate. E se tu fossi veramente sfigato, la hostess inizierebbe a intrattenere conversazione con il tuo vicino di posto.giovedì 26 aprile 2007
Una lepre
giovedì 19 aprile 2007
Scena del delitto
«No davvero, non so come sia potuto succedere, mi dispiace, è avvenuto tutto così in fretta non ce ne siamo neanche accorti eravamo lì che ci divertivamo e alla fine…. ma giuro che non l’ho fatto apposta, è successo così, senza un motivo preciso, senza una ragione spiegabile, mi dispiace, davvero mi dispiace…»É successo venerdì sera. Dopo tanto tempo finalmente mi incontro con il mio amico che non vedevo da tanto tempo. Lo raggiungo al bar, dove ha avuto il tempo di bere qualcosa nell’attesa che io mi presentassi. Mi sono presentato. Abbiamo fatto due chiacchiere, ordinato due negroni, bevuto i negroni, appoggiato i bicchieri che contenevano i negroni al banco. Eravamo entrambi raggianti, lui che mi raccontava della sua tipa nuova e io che narravo le imprese della mia auto nuova fiammante. Bella storia, ci pigliava davvero bene. Poi due vecchi amici che ne hanno passate tante insieme e che poi si ritrovano dopo mesi e mesi… ogni volta è una festa.
Chessifà, si va all’osteria? Si va all’osteria. Parole a fiumi, congiunzioni a non finire, mani che gesticolano, mani che afferrano il bicchiere e mani che afferrano bottiglie e baci dati al bordo del bicchiere come alle labbra di una donna. Insomma la serata scorre come il nostro sangue nelle vene. Sostituiamo il vuoto con il pieno, ma restiamo sul rosso.In un istante i suoi occhi si spengono e contemporaneamente le mie pupille si dilatano. Oh-oh. Ora come lo porto a casa? 110 chili di alcool da indirizzare verso la strada giusta. Vabbè proviamoci. Infilo la mia spalla sotto la sua ascella. Usciamo dall’osteria giriamo a destra anche se quello che rimane del suo cervello spinge per andare a sinistra. Arriviamo a tentoni all’auto, lo caccio dentro e parto. Ci fermiamo davanti a casa sua lo estraggo di peso dal sedile. Questo è quello che ho cercato di fare, ma invano, dato che ormai si trattava di un cadavere senza iniziativa (come tutti i cadaveri, d’altronde). Ma il cadavere si sveglia si alza e si appoggia all’auto. Fa un passo verso il cancello ma non ce la fa cade per terra e mi tira giù con lui. Lo rialzo di peso – non credevo di riuscirci… Dove sono le chiavi? Eh? Dai, dimmelo, dove sono le chiavi? So che di solito le tenete nel giardino dimmi dove sono. I suoi occhi sono puntati verso l’Alaska, però riesce a farfugliare qualcosa come “MGNA...FAN…GULO”. Ok, capito, me le devo cercare da solo. Infilo la mano in tutti i vasi del giardino ma non trovo nulla. Torno da lui e ripeto dai dove sono le chiavi dobbiamo andare a fare la nanna non vuoi fare la nanna? In un’ottica di risparmio delle risorse, stavolta più semplicemente alza il dito medio e me lo indirizza con un sorriso storto. Occhei allora decido di portarmelo a casa mia. Santamadosca. Porcadiquellapuzzola. Scenetta come da copione: lo spingo in auto arriviamo da me, lo convinco a rialzarsi, si appoggia all’auto poi fa un passo e vrom di nuovo tutteddue per terra santamadosca. Lo trascino in casa e lo butto sul mio lettone. Gli sfilo i pantaloni e lo abbandono nella stanza. Manco per idea. Si alza, sbatte di qua e di là e mi costringe a rientrare. Ora ha le mutande infilate nel collo. Lo ributto sul letto, gli intimo di dormire e chiudo la porta. See magari. Di nuovo si rialza. E allora ok, lo porto in sala e lo butto nel divano letto. Dato che proprio ci tieni ora dormi di qua. Miracolo. silenzio. Allora mi infilo io nel mio lettone. Dopo 30 minuti un suono acquoso mi fa venire un orribile presentimento. Mi alzo, vado di la e mi si presenta la scena che vedete nella foto e il rosso NON è sangue. L’unica cosa positiva è che almeno sta dormendo. Vomita dormendo. Fantastico. Vorrei poterlo fare anche io. Così almeno mi evito il disgusto. Torno a letto e cerco di dormire. Sono le 3.45. Dato che però la notte è ancora giovane, tante cose possono accadere. E infatti dopo 15 minuti la porta della mia stanza si apre, e vedo la sua sagoma in maniera molto distinta: è completamente nudo (ha solo i calzini) mi sorride e ha intenzione di infilarsi nel mio letto, probabilmente urtato dal fatto che qualcuno gli abbia imbrattato in quel modo così maleducato il letto che gli era stato assegnato. Puzza talmente che la puzza si rifiuta di seguirlo, e infatti lo precede. Gira attorno al letto e si infila sotto le coperte senza proferire parola. Ora, dovendo io scegliere tra alzarmi dal mio letto e andare a dormire in un materasso zuppo di bile e invece restare nel mio letto…. bhè, la scelta è praticamente obbligata. Sul bordo del letto, come Eta Beta sul pomello, mi addormento…
martedì 10 aprile 2007
Primavera
Luce.
Sole aria. Cinguettio degli uccelli alberi che sussurrano segreti al vento gatto che si rotola al sole cane che scodinzola profumo di bucato al vento foglie colte da fremiti ombra sull’erba luce sull’erba api che si imbrattano dei semi di un pistillo legno che scricchiola topolino che si desta futuri fiori fluttuano pupilla che si contrae nuvola in navigazione verso nord argilla si scalda insetti che copulano alito di mammifero maternità di giovane gatta uno stelo si piega aria da sud cibo in arrivo acqua sgorga da antica fonte finestra si apre fuoco discreto uomo che cammina uomo che non cammina rododendro che si schiude gladioli in fila rosa che ancora non ne vuole sapere perché fa ancora troppo freddo e io il mio dovere l’ho già fatto un mese fa tulipano che invece soffre di eiaculazione precoce e ha già fatto tutto quello che doveva fare e ora se ne torna nel suo bulbo fino a nuovo anno nuovi rami che si protendono al cielo su albero ormai stanco tortora deterge penne che abbelliscono ali che accarezzano vento che ringrazia e continua nella sua danza che
domenica 1 aprile 2007
British Beagle
Iscriviti a:
Post (Atom)
